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«Non sono fotogenica»
Per chi ha paura di farsi fotografare, e si giudica prima ancora che qualcuno la guardi.
«Non sono fotogenica.» Lo sento quasi sempre nei primi minuti, ridendo o a mezza voce, e ogni volta mi viene da chiedere: da quale fotografia l'hai capito?
Lo capisco, davvero. Davanti a uno sconosciuto con una macchina in mano ci si sente osservate sul serio, e nella vita di tutti i giorni non capita quasi mai. Molte ragazze sono alla prima volta. Alcune sono venute per darsi un po' di fiducia, altre perché la fotografia faceva loro paura e volevano guardarla in faccia, altre ancora senza trovare il coraggio di dire di no. Va bene così. Ci sono anche quelle che sanno già cosa vogliono, o che cercano una conferma della propria bellezza, ed è un desiderio che rispetto.
Il volto che conosci è quello dello specchio e di qualche foto venuta male, con la luce sbagliata, il telefono troppo vicino, un sorriso messo lì in fretta perché qualcuno aspettava. Su quella base ti sei fatta un'idea di te, ed è naturale averla. Chi ti guarda cercando le espressioni vere vede un'altra persona. Vede come ti cambia lo sguardo quando parli di ciò che ami, dove si posa la luce sul tuo viso, come ti muovi quando smetti di controllarti. Non vede meglio di te, vede senza la storia che ti porti addosso, senza i confronti e senza le parole che qualcuno ti ha detto un giorno e che non hai più dimenticato. È per questo che a volte, davanti a una fotografia, si dice: ma questa sono io?
Fidarsi di altri occhi richiede un po' di coraggio, e non te lo chiedo tutto in una volta. Non devi saper posare né sapere dove mettere le mani. Alla luce e al momento giusto penso io, e se qualcosa non riesce è un mio compito da sistemare, non un tuo difetto. Ci vuole anche tempo, e ne prendiamo quanto serve: si comincia parlando, e la macchina si dimentica da sola.
Immagina di essere tra vent'anni. Una fotografia che oggi non fai, allora non la trovi da nessuna parte. Non si può tornare a quel viso, a quella luce, a quel periodo della vita in cui eri esattamente così. Credo che un giorno daresti a quelle immagini più valore di tante cose che oggi sembrano importanti, perché una fotografia è memoria. Dice a te stessa, e a chi ami, che c'eri, proprio in quel modo, in quel momento. Pensa a quanto cercheresti una fotografia di una persona cara com'era a venticinque anni, anche una sola, anche non perfetta. Nessuno, guardandola, si è mai chiesto se fosse fotogenica. Vede una persona che c'era.
E se la fotografia è stampata, resta. La puoi tenere in mano, mettere in un cassetto, appendere a una parete, lasciare a chi verrà dopo. Uno schermo si spegne, la carta invecchia insieme a te.
Quando le immagini arrivano c'è quasi sempre un attimo di silenzio, poi qualcuna sorride. Quella è la parte che preferisco. Se pensi di non essere fotogenica, vieni lo stesso. Dopo mi dirai com'è andata.

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