C'è un'intimità particolare in una sessione. Per qualche ora, due persone che a volte non si conoscevano affatto abbassano le difese e si affidano l'una all'altra. Io chiedo a qualcuno di mostrarsi per come è davvero, e quella persona mi consegna qualcosa di sé. È un patto silenzioso, e quando è autentico lascia un segno in entrambi. Da lì nasce ciò che la vita quotidiana, con la sua fretta, quasi mai concede: il tempo di vedersi davvero, senza maschere.
Sono incontri che senza la fotografia non sarebbero mai arrivati. Persone di età, storie e mondi lontani dal mio, che la macchina fotografica ha messo sulla mia strada e che altrimenti non avrei mai conosciuto. Alcune sono rimaste amiche, altre confidenti, altre ancora ricordi luminosi a cui torno con gratitudine. Ma tutte mi hanno cambiato un poco, e tutte custodiscono una parte di me, come io custodisco una parte di loro.
Sono legami sani, belli da vivere. Non c'è possesso, non c'è recita: c'è rispetto, riconoscenza, e quella tenerezza che rimane quando hai condiviso con qualcuno un momento di verità. Chi si è lasciato ritrarre lo sa, e a volte ha voluto raccontarlo con parole sue: si esce da quell'incontro un po' più leggeri, un po' più visti, un po' più sé stessi.
È questo, alla fine, il senso più profondo del mio lavoro. Le fotografie sono la traccia visibile, ma ciò che conta davvero non si vede: l'anima che si è mostrata, la fiducia che è stata donata, e l'amore, perché di amore si tratta, nella sua forma più pura e disinteressata, che lega chi guarda e chi è guardato. Continuo a fotografare per questo: per costruire ponti tra le persone, e per ricordarmi che siamo fatti per essere visti, e per vedere.
Dietro ogni volto del mio portfolio c'è una di queste storie. Se anche tu desideri vivere un incontro così, sai dove trovarmi.












